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Capitolo 2: La storia continua

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Capitolo 2 di 6
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L’aveva assunta Filippo da Dubai, con una videochiamata. Adriana si era opposta con tutte le forze: «Non serve un’estranea in casa, ci sono io.»

Filippo per una volta non aveva ceduto.

Mirela aveva visto tanti pazienti stanchi, e ci mise poco a capire che Irene non lo era. Era una donna giovane e sveglia che ogni sera, dopo le nove, spariva.

Una mattina Adriana andò a Padova dal parrucchiere. Irene, per caso, aveva saltato la tisana la sera prima, e quel giorno era diversa: rideva, ricordava i nomi, chiedeva il giornale.

Quel pomeriggio Mirela aprì la scatola dell’integratore sul ripiano della cucina.

Sulla confezione le capsule erano arancioni. Quelle nel flacone erano verde chiaro.

Mirela non disse nulla a nessuno. Andò in farmacia, comprò una scatola nuova e sigillata dello stesso integratore e sostituì le capsule una per una. Mise quelle verdi in un sacchetto per alimenti e lo nascose nella sua valigia, sotto il maglione di lana.

In tre giorni Irene tornò a ricordare tutto.

Capitolo 3 – Il Quaderno Rosso

La terza sera Mirela chiuse la porta della camera e parlò piano.

«Signora Irene, lei non è malata. Credo che qualcuno la stia facendo dormire.»

Irene la ascoltò senza interromperla. Poi rimase in silenzio a lungo, con gli occhi sul giardino buio.

«Allora continuerò a dormire», disse alla fine. «Davanti a lei.»

Da quella sera Irene recitò. Sbadigliava alle nove e mezza, rispondeva lentamente, sbagliava apposta i giorni della settimana.

Di notte, con la luce del telefono, scriveva tutto in un quaderno rosso: le frasi di Adriana, le telefonate che sentiva attraverso la parete, i nomi.

Un nome tornava spesso. Era un certo «dottor Guerra». Irene non l’aveva mai visto.

Una frase, poi, le fece gelare il sangue. Adriana la disse al telefono, convinta che la nuora dormisse:

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