Tredici mesi prima, Irene non guidava la sua auto. Adriana aveva insistito perché prendesse la sua: «La tua è dal meccanico, prendi la mia, non fare complimenti.»
Quella sera, in una curva della strada dei Colli, l’auto non aveva frenato come doveva.
La maresciallo girò verso di lui lo schermo di un tablet. Era il telefono di Adriana, sequestrato. Sullo schermo c’era un messaggio del suo meccanico, arrivato due giorni prima dell’incidente:
«Signora, i freni sono da rifare. Non la faccia guidare a nessuno finché non la sistemo.»
La risposta di Adriana era una sola parola: «Ok.»
Quarantotto ore dopo, aveva messo quelle chiavi in mano a Irene.
«Non posso dirle cosa pensava sua madre», disse la maresciallo. «Posso dirle cosa sapeva. Il resto lo deciderà un giudice.»
Filippo uscì dalla caserma e rimase dieci minuti fermo nel parcheggio, con le mani sul volante, senza accendere il motore.
Capitolo 8 – La Scelta Di Filippo
Filippo vide sua madre un’ultima volta, nello studio dell’avvocato.
Adriana non piangeva. Parlava come si parla in una riunione.
«Lo studio di tuo padre ha lasciato debiti che tu nemmeno immagini. La Tenuta ci avrebbe salvati. Lei non ne aveva bisogno. Io l’ho fatto per te.»
«Per me», ripeté Filippo. «Mi hai lasciato a Dubai a ringraziarti ogni sera, mentre la addormentavi.»
«Sono tua madre.»
«Irene è mia moglie. E ha rischiato di morire con la tua macchina.»
Si alzò. Non alzò la voce e non la toccò.
«I debiti di papà li pago io. Con il mio lavoro.»
Adriana fu rinviata a giudizio per lesioni, falso e tentata circonvenzione di incapace. La posizione legata all’incidente venne approfondita con una perizia tecnica. Anche il dottor Guerra finì sotto indagine.
Epilogo – La Vendemmia


