«Giovedì il notaio. Il certificato lo porta Guerra. Dopo, la Tenuta la vendiamo in sei mesi.»
Capitolo 4 – Il Notaio Del Giovedì
Il giovedì pomeriggio il notaio Fontana arrivò puntuale. Era un uomo alto, con occhiali sottili e una borsa di pelle consumata.
Adriana aveva preparato il salotto come per un ricevimento: tovaglia di lino, pasticcini e le rose del giardino.
Accanto alla procura c’era un certificato del dottor Guerra. Diceva che Irene era «fragile ma capace di intendere e di volere».
Irene lo capì subito: serviva a rendere valida la firma, non a proteggere lei.
Il notaio porse il documento. «Signora, prima di firmare devo leggerle l’atto.»
«Lo leggo io, se permette», disse Irene.
Adriana si irrigidì.
Irene lesse ad alta voce, con la voce ferma. Si fermò su una riga.
«”Procura generale irrevocabile, con facoltà di vendere, permutare e ipotecare.”» Alzò gli occhi. «Irrevocabile. Con facoltà di vendere.»
«È una formula standard, cara», disse Adriana. «Sei stanca, non sai cosa leggi.»
«So benissimo cosa leggo. E non firmo.»
Adriana si voltò verso il notaio con un sorriso tirato. «Mi scusi, sono le medicine. Certi giorni è molto confusa.»
Il notaio Fontana posò la penna e si rivolse soltanto a Irene.
«Signora Valli, che giorno è oggi?»
«Giovedì dodici settembre.»
«Quanti ettari ha la sua tenuta?»
«Quaranta. Trentuno a vigneto, gli altri a oliveto e bosco. Il Merlot è sul versante sud.»
Il notaio chiuse la cartellina.
«Signora Solari, oggi non si firma nulla. E le consiglio di non riprovarci.»
Capitolo 5 – La Frase Nel Corridoio
Quando la porta si chiuse dietro il notaio, il salotto rimase in silenzio.
Adriana si avvicinò alla sedia a rotelle. Afferrò il polso di Irene, piano ma forte, e si chinò fino al suo orecchio.


