Uno sguardo alla storia
Ci sono giornate che iniziano con niente e finiscono tagliando una vita in due.
Amalia Serra lavorava in casa Rovelli da undici anni, e ancora non sapeva spiegarsi come un pomeriggio qualunque, fatto di sole e mattonelle calde, fosse diventato l'ora peggiore della sua esistenza.
La villa stava in fondo a una strada privata sulle colline, di quelle dove il giardiniere arriva alle sette e chi tiene la casa alle sei e mezza. Amalia non arrivava mai tardi. Indossava la divisa azzurra che la signora Camilla pretendeva impeccabile, e portava con sé la solita borsa di tela: dentro, un thermos di caffè e una fotografia plastificata di sua madre, con gli angoli ormai morbidi a forza di essere toccati.
Quel pomeriggio il sole picchiava sul giardino sul retro. La piscina se ne stava immobile e luccicante, come uno specchio di cui nessuno dovrebbe fidarsi.
Il piccolo Tommaso, otto mesi, dormiva nel passeggino grigio sotto una copertina fatta a maglia dalla nonna. Camilla era uscita a prendere un caffè con le amiche e aveva lasciato il bambino ad Amalia, esattamente come aveva fatto cento volte prima.
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