Capitolo Tre: Due Metri Dall’Acqua
Amalia riempì un bicchiere di ghiaccio e acqua fredda e uscì.
Delia non era più vicino al passeggino. Stava in piedi sul bordo piastrellato della piscina, le braccia incrociate. E il passeggino era stato spostato: due metri più in là, girato verso l’acqua.
«Signorina, il bambino—»
«Va tutto bene» tagliò corto Delia. «L’ho spostato un attimo. Per l’ombra.»
Ombra lì non ce n’era. Amalia lo vide chiaramente, e lo sentì nello stomaco prima ancora di finire il pensiero. Posò il bicchiere sul tavolino e rimase lì vicino, le mani umide, il cuore che batteva troppo in fretta senza un motivo che sapesse dire.
Il vento passava tra le foglie del limone. L’acqua faceva quel rumore lieve che Amalia aveva sempre trovato rassicurante.
Quel pomeriggio le sembrò un avvertimento.
Capitolo Quattro: Il Secondo Che Cambiò Tutto
Fu veloce. Quasi niente. Ma Amalia lo vide.
Delia allungò la gamba destra e spinse il passeggino con la punta della scarpa.
Le ruote girarono. Il mondo si inclinò.
«Tommaso!»
Amalia corse come non aveva mai corso in vita sua. Il passeggino toccò la superficie e si rovesciò, le ruote rivolte al cielo, e il pianto del bambino si spezzò a metà mentre l’acqua se lo prendeva.
Non pensò. Si tuffò vestita — divisa, scarpe, grembiule, tutto. Il freddo le entrò nel naso e nella bocca e si richiuse sopra la sua testa. Scalciò, trovò il telaio con entrambe le mani, lo sollevò sopra il proprio viso e spinse verso il bordo.
Quando riemerse era fradicia, e Tommaso tossiva e urlava contro il suo petto. Vivo. Furioso. Vivo.
E Delia stava già gridando.
«L’hai fatto cadere! Hai fatto cadere il bambino in acqua! Cos’hai fatto?»
Amalia la fissò, l’acqua che le colava dai capelli, senza riuscire a capire.


