Parte 9 – Il Prezzo Dei Silenzi
La separazione arrivò in primavera, senza scenate.
Davide lasciò l’appartamento a metà febbraio. Portò via i vestiti, la consolle e la macchina del caffè che gli aveva regalato sua madre. Sul tavolo dell’ingresso lasciò le chiavi e un biglietto di due righe. Diceva che gli dispiaceva e che «le cose erano sfuggite di mano».
Lo lessi una volta sola.
Loredana mi chiamò undici volte, sempre da numeri diversi. Non risposi mai. Una volta mi lasciò un messaggio vocale lunghissimo. All’inizio piangeva, poi mi accusava, poi mi chiedeva almeno «l’ultima rata della macchina, per pietà». Lo inoltrai all’avvocata e bloccai anche quel numero.
La macchina tornò alla concessionaria ad aprile.
Ilaria venne a trovarmi in farmacia un sabato mattina di marzo. Aspettò che se ne andassero tutti i clienti. Poi posò sul bancone un sacchetto di carta con dentro una torta di riso.
«L’ho fatta io», disse. «Non so se è buona.»
«Perché non sei uscita da quella chat?» le chiesi. Non era un’accusa. Volevo capire davvero.
Ci pensò.
«Perché in quella casa chi esce da qualcosa diventa il nemico», rispose. «Io avevo diciannove anni quando mamma l’ha creata. Poi ne ho avuti ventuno, poi ventitré. Ogni anno mi dicevo che l’anno dopo avrei avuto il coraggio.»
«E a Natale?»
«A Natale ti ho vista pulirti la faccia con il tovagliolo mentre mio fratello mangiava», disse. «E ho pensato che se non parlavo in quel momento, non avrei parlato mai più.»
La torta di riso era buona. Glielo scrissi la sera stessa.


