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Capitolo 6: Parte 5 – La Sciarpa Di Franco

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Capitolo 6 di 13
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Parte 5 – La Sciarpa Di Franco

Non ricordo di aver preso il cappotto. Ricordo il freddo del cortile e il ghiaino che scricchiolava sotto le scarpe. Ricordo anche che la mia macchina era parcheggiata dietro quella di Loredana, la stessa di cui pagavo la rata.

Mi sedetti al volante e non accesi il motore.

Il brodo si stava asciugando sui capelli e li rendeva rigidi. Il maglione di mia madre aveva una macchia scura proprio sulla renna di sinistra. Pensai, in modo assurdo, che non sapevo se sarebbe venuta via.

Qualcuno bussò al finestrino.

Era Franco, senza giacca, con una cartellina di plastica blu in una mano e la sua sciarpa di lana grigia nell’altra.

Abbassai il vetro. Mi porse la sciarpa.

«Per i capelli. Fa freddo.»

Poi mi diede la cartellina.

«Ci sono le lettere della finanziaria, gli estratti del conto di Loredana e le foto della chat. Ilaria mi ha dato il permesso. Ci sono anche i nomi di due avvocati di Modena che conosco. Sono persone serie.»

«Perché lo fa?» chiesi. «È sua moglie. È suo figlio.»

Franco rimase in silenzio a lungo, guardando la casa illuminata.

«Perché ho passato quarant’anni a stare zitto a tavola», disse alla fine. «Pensavo che fosse un modo per avere pace. Invece era un modo per lasciar fare. Oggi ho visto mio figlio mangiare mentre tu ti pulivi la faccia, e ho capito che gliel’ho insegnato io.»

Si passò una mano sulla bocca.

«Non firmare niente, Marta. Né il 7 gennaio né mai. E non tornare dentro per me.»

Accesi il motore. Nello specchietto lo vidi restare in mezzo al cortile, in maniche di camicia, finché non girai l’angolo.

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