Franco ora vive in un bilocale vicino al fiume. Ha trovato lavoro part-time in un laboratorio di pasta fresca in centro. Dice che si trova meglio a impastare per altri che a comandare in casa propria. Ogni tanto mi manda una foto dei suoi tortellini, con una sola parola: «Giusti?»
Io gli rispondo sempre: «Troppa sfoglia.»
Lui manda una faccina che ride.
Parte 10 – Tortellini Fatti Con Le Mie Mani
Il Natale dopo lo passai al casale.
Avevo fatto sistemare il tetto e ridipingere le persiane di verde, come le voleva la nonna. Avevo tenuto la stufa. Sotto i ciliegi, in un angolo, avevo messo una panchina di legno.
Il 23 dicembre chiusi i tortellini con mia madre, sul tavolo grande della cucina, usando la ricetta a matita della nonna Adele. Al terzo vassoio mia madre si arrese e disse che i miei erano più belli dei suoi. Non era vero, ma la lasciai dire.
A pranzo eravamo in cinque: io, mia madre, Franco, Ilaria e l’avvocata Orsini. Quando la invitai rise e disse che era il primo cliente in vent’anni che la chiamava per il panettone invece che per una causa.
Il brodo lo portai in tavola io, nella zuppiera della nonna. Era bollente.
Franco assaggiò il primo tortellino in silenzio. Poi posò il cucchiaio.
«Troppa sfoglia», disse serio.
Tutti scoppiarono a ridere, lui per primo.
Indossavo il maglione verde con le renne. Mia madre aveva avuto ragione: la macchia era venuta via quasi del tutto. Restava soltanto un alone chiaro sulla renna di sinistra, visibile solo a chi sapeva dove guardare.
Avevo deciso di tenerlo così.


