Nelle case dove il denaro parla più forte di tutto, i segreti restano nascosti finché nessuno ha il coraggio di aprire una porta. A volte il coraggio più grande indossa un grembiule di lino pulito.
Capitolo 1 — Il vassoio del mattino
Il sole di ottobre entrava di taglio dalle tende di velluto della villa sul Lago di Como, stendendo lame di luce sul parquet lucidato.
Marta Vitale sistemò il grembiule e sollevò il vassoio del tè, come faceva ogni mattina da tre anni.
Conosceva quella casa meglio di chi ci abitava: sapeva quale scalino scricchiolava, a che ora il riscaldamento partiva, quali silenzi erano normali e quali no.
Riccardo Ferrante aveva costruito da solo una società di spedizioni con ottanta camion e due magazzini a Bergamo, ma parlava dei suoi affari solo quando qualcuno glielo chiedeva due volte.
Della sua famiglia, invece, parlava sempre.
Sua moglie Camilla era entrata in quella villa sei mesi dopo la morte della prima signora Ferrante, con ventidue valigie e un profumo che restava nelle stanze per ore.
Marta aveva imparato presto la regola non scritta del mestiere: occhi bassi, bocca chiusa, mani occupate.
Ma nelle ultime settimane qualcosa nella nursery al primo piano aveva cominciato a non tornare.
Capitolo 2 — Il bambino che piangeva troppo
Leonardo aveva quattro mesi e mezzo e pesava poco più di sei chili.
Lo chiamavano tutti Leo, tranne Camilla, che diceva sempre “il bambino”, come si dice “il cane” o “il traffico”.
Marta aveva notato che i biberon restavano intatti sul comò quando Riccardo era via per lavoro.
Aveva notato che la porta della nursery restava chiusa nei pomeriggi lunghi, e che Camilla scendeva le scale con l’aria di chi ha appena vinto una discussione con qualcuno che non può rispondere.


