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Capitolo 6: La storia continua

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Capitolo 6 di 8
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Marta osservava da vicino alla porta, con le mani ancora leggermente tremanti.

Aveva rischiato il lavoro, l’affitto, la scuola di sua figlia, per un minuto e quaranta secondi di coraggio.

Riccardo: Accompagnate la signora nelle sue stanze. Prenda i suoi effetti personali.

Camilla: Ti pentirai di avermi trattata come una criminale.

Riccardo: L’unica cosa di cui mi pento è non aver capito prima chi eri.

Capitolo 8 — La valigia sul ghiaino

Nel tardo pomeriggio le valigie di Camilla erano già caricate su un’auto scura ferma davanti al cancello.

Uscì dalla villa senza voltarsi, il vestito rosso completamente fuori posto sotto un cielo grigio di ottobre.

Il personale restò in silenzio vicino all’ingresso, con quella compostezza professionale che non è freddezza ma dignità.

Nessuno disse niente. Nessuno aveva bisogno di dire niente.

Le ruote della valigia sul ghiaino furono l’ultimo rumore che Camilla lasciò in quella casa.

Marta, intanto, era tornata nella nursery a piegare le copertine di cotone.

Leo dormiva nella culla di legno, il respiro regolare, le mani aperte come fanno solo i bambini che si sentono al sicuro.

Riccardo entrò piano, con due tazze di caffè.

Ne appoggiò una sul tavolo e restò a guardare suo figlio.

Riccardo: Dorme così perché lei è entrata in quella stanza.

Marta: Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque, signore.

Riccardo: No. Quasi nessuno avrebbe contraddetto la padrona di casa. Quasi nessuno rischia il proprio stipendio per un bambino che non è suo.

Marta: La sicurezza di un bambino vale più di qualsiasi contratto.

Capitolo 9 — La busta con lo stemma

Riccardo prese dalla tasca della giacca una busta con lo stemma della famiglia e la posò accanto alla tazza.

Marta: Che cos’è, signore?

Riccardo: Una nomina formale. Responsabile della gestione della casa e della cura di Leonardo.

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