Marta la aprì e il respiro le si fermò a metà.
Lo stipendio scritto sul foglio era quasi il triplo di quello che prendeva.
Riccardo: Supervisionerà tutto il personale e avrà l’ultima parola su chi entra in questa nursery.
Marta: Signore, io sono una governante. Non ho titoli.
Riccardo: Lei è la persona che ha protetto mio figlio quando nessun altro guardava. Per me è il titolo più alto che esista in questa casa.
Marta firmò quella sera stessa, sul tavolo della nursery, con Leo che dormiva a due metri di distanza.
Poi telefonò a sua figlia e le disse solo: «Il liceo lo scegli tu. Poi ne parliamo.»
Capitolo 10 — Una casa con un cuore
Le settimane successive cambiarono l’aria dentro la villa.
La tensione che per mesi era rimasta appesa ai soffitti alti se ne andò insieme all’auto scura.
Marta assunse due educatrici qualificate e una cuoca che cantava mentre lavorava.
Riccardo cominciò a rientrare prima, delegando ai suoi direttori le trasferte che prima faceva da solo.
Ogni pomeriggio si sedeva nel salone illuminato dal lago con Leo addormentato sul braccio.
Marta portava il tè, ma non più come una domestica silenziosa: si sedeva, e parlavano.
Riccardo: Guardi quanto è cresciuto in poche settimane.
Marta: Sta bene, signore. Sorride ogni volta che lei entra nella stanza.
Riccardo: È perché finalmente si sente al sicuro a casa sua.
Marta: La pace è la cosa più costosa che una famiglia possa permettersi. E non si compra.
Il divorzio venne definito rapidamente, senza scandali e senza giornalisti davanti al cancello.
Camilla uscì da quella storia con i suoi effetti personali e una lezione che non aveva chiesto: l’arroganza distrugge esattamente il privilegio che vuole conquistare.
Epilogo


