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Capitolo 3: La storia continua

← «Metta giù quel ferro»: la mattina in cui una governante ha salvato l’erede dei Ferrante
Capitolo 3 di 8
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Con la mano libera staccò la spina del ferro dalla presa a muro.

Camilla: Lo rimetta giù o entro sera è licenziata.

Marta: Chiamo il signor Ferrante.

Capitolo 4 — L’uomo sulla soglia

Camilla fece un passo avanti e allungò la mano verso la copertina.

Marta girò le spalle, chiudendo le braccia attorno al bambino come si chiude una porta.

Per qualche secondo nel salone non si sentì altro che il respiro corto di due donne e il singhiozzo di un neonato.

Poi le doppie porte si aprirono di colpo.

Riccardo Ferrante era sulla soglia con la valigetta in mano e il cappotto ancora addosso.

Guardò la governante che tremava con suo figlio in braccio. Guardò sua moglie con il braccio ancora alzato.

Riccardo: Si può sapere che cosa succede in casa mia?

Marta: Signore, guardi cosa c’è sul fasciatoio.

Camilla si lisciò il vestito e la sua voce cambiò completamente registro, come si cambia una stazione radio.

Camilla: Riccardo, amore, questa donna è impazzita. Mi ha insultata davanti al personale.

Riccardo: È vero, Marta?

Marta: No, signore. Ha lasciato un ferro acceso accanto alla culla mentre Leo piangeva.

Riccardo attraversò il salone. Le suole delle scarpe battevano sul marmo con un ritmo lento, regolare, terribile.

Si fermò davanti al fasciatoio. Toccò la piastra del ferro con il dorso della mano e la ritirò subito.

Sul lenzuolino sotto era rimasta un’ombra scura, la forma esatta della punta.

Capitolo 5 — Due versioni, una verità

Riccardo: Perché questo ferro era acceso qui?

Camilla: Stavo sistemando le copertine del bambino.

Marta: Era in piedi sopra di lui, signore. Non lo stava guardando come si guarda un figlio.

Camilla: Zitta! Sta cercando di distruggere il mio matrimonio con delle bugie.

Riccardo alzò una mano e nel salone calò un silenzio da chiesa.

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