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Capitolo 2: Le Cifre Che Non Tornavano

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Capitolo 2 di 11
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Tutto era cominciato con una fattura.

Serena era grafica e curava i cataloghi della Fornace Bellini. Una sera di aprile, cercando le foto di una vecchia collezione, aprì per sbaglio una cartella della contabilità. Trovò un pagamento a un fornitore che non aveva mai sentito nominare: “Ceramiche Adriatica srl”. Poi ne trovò un secondo. E un terzo.

Cercò l’azienda. Non esisteva. Nessun sito, nessun magazzino, solo un indirizzo che corrispondeva a una casella postale.

Poi arrivò la lettera della banca: una rata di un prestito di cui Davide non le aveva mai parlato. In fondo c’era la sua firma. Serena la guardò a lungo. Sembrava la sua firma, ma la “D” era troppo tonda, troppo ordinata. Davide firmava come un medico, di fretta.

Avrebbe dovuto dirglielo subito. Lo sapeva.

Ma alla contabilità della fornace potevano accedere solo tre persone: Davide, il commercialista di sempre e Graziella, che dalla morte del marito teneva le chiavi dell’ufficio. E Serena ebbe paura. Aveva paura di accusare sua suocera senza prove e di vedere Davide guardarla come una nemica. Aveva paura di distruggere la famiglia per un sospetto.

Così fece l’unica cosa che le sembrò giusta. Ogni martedì pomeriggio andava a Vicenza, nello studio del dottor Alessio Ferri, un consulente contabile specializzato in verifiche aziendali. Gli portava copie, estratti, date.

E non lo diceva a nessuno.

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