Quella sera nessuno cenò.
Graziella rimase a lungo seduta davanti ai cocci blu. Poi si alzò e andò in cucina, dove Serena stava in piedi alla finestra.
«Non so da dove cominciare», disse.
Serena non rispose.
«Ti ho resa un’estranea in casa tua», continuò Graziella. «Ogni volta che Franco mi diceva qualcosa su di te, io ci credevo, perché era più facile che credere che mio fratello mi stesse derubando. E oggi ti ho detto che sei arrivata dopo.» Le tremava la voce. «Ernesto, invece, ha affidato tutto proprio a te.»
Serena si voltò. Non la abbracciò. Non ancora.
«Ci vorrà tempo», disse.
«Lo so.»
Più tardi fu Davide a presentarsi sulla porta della camera. Non entrò finché lei non gli fece cenno.
«Oggi non ho scelto mia madre», disse, fissando il pavimento. «Ho scelto la paura. Era più semplice pensare che la colpa fosse tua che guardare quello che succedeva in casa mia. Ti ho lasciata sola per due anni.»
«Per cinque mesi ho avuto paura di dirti la verità», rispose Serena. «Anche questo dice qualcosa di noi.»
Rimasero così, seduti ai due lati del letto. Non tutto si era aggiustato. Ma per la prima volta da tanto tempo parlavano davvero.


