La lite cominciò per una cosa minuscola: una tovaglia.
Serena l’aveva tolta dal tavolo per lavarla. Graziella l’aveva rimessa, dicendo che era quella di sua madre e che si usava sempre la domenica. Due frasi. Poi tre. Poi, come sempre, il discorso scivolò altrove.
«Franco passa stasera», disse Graziella. «Porta via il vaso. Ho deciso di venderlo.»
Serena si voltò. «Non puoi. Ernesto…»
«Ernesto era mio marito.» La voce di Graziella si fece sottile e dura. «Tu in questa casa sei arrivata dopo. Non decidi niente.»
Fu quella frase. Non la tovaglia, non gli anni di sospiri. Sei arrivata dopo.
Serena prese il vaso dal mobile e lo strinse al petto. «Non lo porta via nessuno.»
Graziella allungò le mani. «Dammelo.»
Per un secondo lo tennero tutte e due. Poi la ceramica, liscia come vetro, scivolò. Graziella fece un passo indietro, inciampò nel bordo del tappeto e si ritrovò seduta a terra. Il vaso si schiantò sul pavimento in cotto con un rumore che riempì tutta la casa.


