Fu Graziella a rompere il silenzio. Si asciugò le guance e raddrizzò le spalle.
«Chiedile dove va il martedì, Davide.»
Davide si voltò. «Cosa?»
«Ogni martedì. A Vicenza. In uno studio, con un uomo.» Graziella prese il telefono dalla tasca del grembiule e glielo porse. «Me le ha mandate Franco. Voleva proteggerti.»
Sullo schermo c’erano delle foto: Serena che entrava in un portone, Serena che usciva ridendo accanto a un uomo con una cartella sotto il braccio.
Davide diventò grigio. «È vero?»
«È vero», disse Serena.
Nessuno respirò.
«Si chiama Alessio Ferri. È un consulente contabile.» Serena appoggiò il coccio sul tavolo, andò nello studio e tornò con una cartella gonfia di fogli. «Da cinque mesi qualcuno ruba dalla fornace, Davide. Fatture di un’azienda che non esiste. Un prestito con la tua firma, che non è la tua firma.»
Aprì la cartella davanti a lui. Davide sfogliò in silenzio. Si fermò sulla firma falsa e la fissò a lungo.
«Perché non me l’hai detto?»
Serena esitò. Poi guardò Graziella.
«Perché l’ufficio lo apri solo tu, mamma», disse piano. «E io pensavo che fossi stata tu.»


