La mattina dopo andarono insieme in banca, tutti e tre.
Nella cassetta di sicurezza c’erano copie di bonifici, estratti conto e una dichiarazione firmata da Franco in cui ammetteva i prelievi e prometteva di restituirli. Accanto c’era una nota di Ernesto con le date e le cifre.
Il dottor Ferri confrontò tutto con il lavoro fatto nei mesi precedenti. Il metodo era lo stesso, identico. Franco non aveva mai smesso.
Con l’aiuto di un avvocato, Davide presentò denuncia. Fu Graziella a insistere per firmare anche lei.
Franco si presentò alla fornace due giorni dopo, sorridente, con la solita bottiglia di vino. Trovò Graziella ad aspettarlo sulla porta dell’ufficio.
«La chiave del vaso, Franco», disse lei soltanto. «Ernesto l’aveva nascosta bene.»
Il sorriso di Franco si spense. Provò a spiegare, a minimizzare, a parlare di “prestiti temporanei”. Poi capì che nessuno lo ascoltava più. Posò la bottiglia sul tavolo e se ne andò senza voltarsi.
Da quel giorno la vicenda passò agli avvocati e alle autorità. In casa Bellini nessuno ne parlò più a cena.


