Tre giorni dopo, terminato il periodo di osservazione precauzionale e confermata la perfetta stabilità del bambino, venni dimessa dalla clinica.
Varcare la porta di casa nostra non fu più fonte di ansia o sospetto. La casa era silenziosa, protetta e sgombra da presenze manipolatrici. Ogni legame tossico con chi aveva cercato di minare la nostra unione era stato definitivamente reciso, non per rancore, ma per un imperativo di sicurezza e giustizia.
Seduta in veranda, guardando la luce del sole che illuminava il giardino, posai entrambe le mani sulla pancia, sentendo un calcetto vigoroso. Il peggio era alle spalle.


