Prima ancora che Marcus potesse inginocchiarsi al mio fianco, Isabella aveva già mutato postura. Le spalle si incurvarono in una parvenza di fragilità e gli occhi le si riempirono di lacrime artificiali, affiorate con una rapidità quasi spaventosa.
«È scivolata! Stavo solo cercando di aiutarla ad alzarsi!» esclamò, allungando le dita tremanti verso la giacca di Marcus. «Marcus, devi ascoltarmi, ho sentito un tonfo e sono corsa…»
Marcus non si chinò su di lei. Rimase fermo, lo sguardo fisso sull’impronta lasciata dalla suola sul pavimento, poi sulle mie mani che stringevano il grembo, e infine sul viso di lei.
«Non azzardarti a mentire davanti a me.»
Il suono secco del rimprovero echeggiò tra le pareti bianche della stanza. Isabella vacillò all’indietro, urtando il tavolino di cristallo con le bottiglie d’acqua. Per un istante, il silenzio che seguì fu più pesante di qualsiasi urlo.


