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Capitolo 7: La storia continua

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Capitolo 7 di 10
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Lorenzo fece la chiamata. Quando arrivarono i carabinieri, raccontai quello che era successo con ordine, come si compila un bilancio: l’ora del messaggio, l’ora dello schiaffo, le persone presenti. Filippo non negò lo schiaffo. Rimase seduto con l’ecografia davanti e la testa tra le mani.

Parte Quarta: Il Battito

Al pronto soccorso ostetrico mi fecero sdraiare su un lettino sotto una luce bianca. Nicola non volle aspettare fuori. Si mise in un angolo, enorme e goffo, con le mani intrecciate.

Quando la dottoressa accese l’ecografo, la stanza si riempì di un suono rapido, ostinato, come un piccolo motore di barca che parte al primo colpo.

«Il battito è regolare» disse. «La bambina sta bene.»

Nicola si girò verso il muro. Lo vidi asciugarsi gli occhi con il dorso della mano e fingere di leggere un cartello sull’igiene delle mani.

Più tardi, in corridoio, Lorenzo mi porse un caffè della macchinetta.

«Da quanto tempo lo sapevi?» chiese. «Della società.»

«Da agosto.»

«E non ci hai detto niente.»

«Non volevo disturbarvi. Vi avevo chiesto io di stare fuori.»

Lorenzo si sedette accanto a me. «Irene, il tuo silenzio non ha protetto te. Ha protetto lui.»

Non seppi cosa rispondere, perché era vero.

«Un’altra cosa» aggiunse. «Io non posso essere il tuo avvocato. Sono tuo fratello, e stasera sono anche un testimone. Domani ti accompagno dall’avvocata Paola Ferri. È la migliore che conosco.»

La mattina dopo, con l’avvocata Ferri, presentai denuncia per lo schiaffo e querela per l’uso della mia firma digitale e per la società costituita a mio nome. L’avvocata mi mise in contatto con un centro antiviolenza. Io pensavo di non averne bisogno: era stato un solo schiaffo.

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