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Capitolo 8: La storia continua

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Capitolo 8 di 10
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L’operatrice che mi accolse mi ascoltò senza interrompermi. Alla fine mi disse soltanto: «Non si misura dal numero. Si misura da quanto hai smesso di sentirti libera in casa tua.»

Ripensai a sei anni di cene riscaldate, a quel non fare scene, al telefono che Filippo girava sempre a faccia in giù. Non avevo smesso di sentirmi libera quella sera. Avevo smesso molto prima, e non me n’ero accorta.

Parte Quinta: Quello Che Crolla Da Solo

Non ho dovuto distruggere nessuno. Le cose costruite male crollano da sole, basta smettere di tenerle in piedi.

La cartellina blu, depositata con la querela, fece il suo lavoro. Nelle settimane successive arrivarono i controlli. Ermanno Gualandi, il socio più anziano di Rambaldi Sviluppo, mi telefonò un pomeriggio di novembre. Aveva la voce di un uomo che non dorme da giorni.

«Signora Casadei, le devo delle scuse. Firmavo i bilanci senza guardare. Il consiglio ha sollevato suo marito da ogni incarico.»

Vanessa, quando capì che il suo nome era in cima a ogni fattura quanto il mio lo era in cima alla società, consegnò agli inquirenti le email in cui lei e Filippo discutevano di come mettere tutto su Irene. Il procedimento è ancora in corso e non so come finirà. So però che non è più il mio nome a doversi difendere.

Il giudice dispose per Filippo il divieto di avvicinarsi a me. Io mi trasferii in un appartamento in via Saragozza, sotto i portici, con le finestre che danno su un cortile pieno di gerani. Nicola montò la culla con le sue mani, in legno di ciliegio, senza una sola vite.

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