«Lo sapevo che mi avresti perdonata» mi ha sussurrato all’orecchio.
Ruggero è arrivato dieci minuti dopo, con una bottiglia di vino rosso in mano, come alle cene di Natale.
Li ho fatti accomodare nel salone, lo stesso salone da cui avevo visto la piscina illuminata quella notte. Le tende erano aperte e l’acqua brillava ancora di azzurro in fondo al giardino.
«Allora» ha detto Ruggero, versandosi da bere. «Di cosa volevi parlare?»
«Non vi ho chiamati qui per perdonare nessuno» ho detto.
Beatrice ha smesso di sorridere.
Ho preso il telecomando e ho acceso il grande schermo sulla parete.
Capitolo 17: Tutto Sullo Schermo
La prima immagine era la terrazza, di notte. Mia madre in acqua, Beatrice in piedi, il piccolo movimento della scarpa.
Nel salone è sceso un silenzio pesante.
«Mi hai… registrata?» ha chiesto Beatrice con un filo di voce.
«No» ho risposto. «Ho solo raccolto quello che hai lasciato dietro di te.»
Sono arrivati gli altri filmati: il corridoio, la boccetta, le 23:40. Poi i bonifici della Colline Srl, i tabulati, le undici telefonate. Ruggero si è alzato in piedi.
Proprio in quel momento la porta del salone si è aperta ed è entrata mia madre.
Beatrice ha fatto un passo indietro, come davanti a un fantasma. «Tu…»
«Sì, io» ha detto mia madre, con voce ferma. «E ricordo tutto. Anche la boccetta.»
Ruggero è diventato rosso. «Tu, vecchia…»
Mi sono messo tra loro. «Scegli con molta attenzione le tue prossime parole, zio.»
Il campanello ha suonato. Due carabinieri e un ufficiale in borghese sono entrati nel salone.
Beatrice ha cominciato a piangere. Ruggero ha cominciato a implorare.
Nessuno li ascoltava più.
Capitolo 18: Amavo Chi Fingevi Di Essere


