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Capitolo 9: La storia continua

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Capitolo 9 di 14
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Mia madre era stata dimessa quella mattina e aveva insistito per venire con me. «Non resto a casa da sola ad aspettare» aveva detto. Le avevo chiesto di aspettarmi in corridoio, su una poltroncina accanto all’ascensore.

La porta dell’ufficio era rimasta socchiusa.

Quando sono uscito, lei era in piedi, con una mano appoggiata al muro. Aveva sentito tutto.

In macchina non ha detto una parola. Guardava fuori dal finestrino i colli che scorrevano, le mani strette sulla borsa.

Arrivati a casa è salita in camera sua. L’ho sentita aprire un cassetto, poi un altro, poi l’anta alta dell’armadio dove teneva le cose di mio padre.

È scesa con una busta ingiallita, chiusa da un elastico ormai secco.

Si è seduta di fronte a me al tavolo della cucina, lo stesso tavolo dove facevo i compiti da bambino.

«Alessandro, devo raccontarti della notte in cui è morto tuo padre.»

Capitolo 14: La Busta Di Trent’Anni

«Tuo padre non è morto per un incidente» ha detto. «O almeno, io non l’ho mai creduto.»

Ha spinto la busta verso di me. Dentro c’era una lettera scritta a mano con la grafia inclinata di papà. La data era quella del giorno prima della sua morte.

Raccontava di aver trovato delle irregolarità nei conti dell’azienda di famiglia. Soldi spariti, fatture false, sempre con la stessa firma. Diceva che ne avrebbe parlato con un avvocato il lunedì seguente.

In fondo c’era una frase sola, sottolineata due volte:

Se dovesse succedermi qualcosa, guardate Ruggero.

Ho alzato gli occhi. Il mondo che conoscevo si era appena rotto.

«Perché non me l’hai mai detto?»

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