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Capitolo 12: La storia continua

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Capitolo 12 di 14
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Per mesi avevano cercato di togliere la voce a mia madre. Quella sera la verità parlava al posto suo.

I carabinieri hanno letto a Beatrice, anzi a Debora Ricci, i capi d’accusa: tentato omicidio, somministrazione di sostanze, truffa aggravata. Lei ascoltava a occhi bassi, con le mani che tremavano sul vestito blu.

Sulla porta si è voltata verso di me un’ultima volta.

«Mi amavi, Alessandro. Lo so che mi amavi.»

L’ho guardata senza rabbia. Ero soltanto stanco.

«Amavo la persona che fingevi di essere.»

Poi è uscita, e la porta si è chiusa dietro di lei con un rumore sordo.

Ruggero è stato portato via subito dopo. Non ha detto niente. Solo sulla soglia si è voltato verso la foto di mio padre appesa nell’ingresso, e per un istante ho visto nei suoi occhi qualcosa che somigliava alla paura.

Quando la casa è tornata silenziosa, mia madre si è seduta sul divano e ha chiuso gli occhi.

«È finita?» mi ha chiesto.

Le ho preso la mano. «Non ancora. Manca ancora papà.»

Capitolo 19: La Verità Su Mio Padre

Ci sono voluti mesi.

La Procura ha riaperto il fascicolo sull’incidente della Futa. Un perito ha riesaminato i vecchi documenti tecnici dell’auto di mio padre e ha trovato quello che nessuno aveva voluto vedere trent’anni prima: l’auto era stata manomessa. Un ex dipendente dell’azienda, ormai anziano, ha deciso finalmente di parlare. Aveva visto Ruggero nel garage la sera prima.

Papà aveva scoperto i suoi furti e voleva denunciarlo. Ruggero lo aveva fermato prima.

Il processo è stato lungo e doloroso. Alla fine Ruggero Moretti è stato condannato. Anche Debora Ricci è stata condannata, e la famiglia di Verona ha ottenuto la riapertura del caso del vedovo.

La sera della sentenza mi sono seduto accanto a mia madre in giardino.

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