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Capitolo 3: La storia continua

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Capitolo 3 di 14
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Beatrice ha guardato la villa illuminata alle sue spalle, le colonne, le finestre alte, gli ulivi.

«Perché tutto questo spetta a me.»

Ero ormai a due passi da lei. Si è voltata solo quando la mia ombra le è caduta addosso.

Non ho gridato. La mia voce è uscita bassa, piatta, quasi tranquilla. Troppo tranquilla.

«Ripetilo.»

Il colore le è scomparso dal viso in un secondo.

Capitolo 4: Nell’Acqua

Non ho aspettato la sua risposta. Mi sono tolto la giacca e mi sono buttato in acqua così, con le scarpe ai piedi.

Mia madre pesava pochissimo, ma la vestaglia bagnata la trascinava giù. L’ho presa sotto le braccia e l’ho sollevata sul bordo. Tossiva, tremava, mi stringeva la camicia con una forza che non le conoscevo.

«Mamma, respira. Ci sono io. Ci sono io.»

«Ho provato a dirtelo» ha sussurrato. «Ho provato tante volte.»

Quelle quattro parole mi hanno fatto più male dell’acqua gelata.

Dietro di me ho sentito la voce di Beatrice. Era cambiata di colpo, diventata dolce e rotta. «Amore, è scivolata! Stavo cercando di aiutarla, io non sapevo cosa fare…»

Ho preso il telefono dalla giacca a terra e ho chiamato i soccorsi. Ho dato l’indirizzo, l’età di mia madre, le condizioni. Parlavo come se leggessi un rapporto, perché se mi fossi fermato a sentire quello che provavo non sarei riuscito a dire una sola parola.

Poi ho avvolto mia madre nella mia giacca e mi sono voltato verso Beatrice.

«Non è scivolata» ho detto. «Io ero lì. Ti ho sentita.»

Capitolo 5: Le Lacrime Di Beatrice

Beatrice ha cambiato strategia davanti ai miei occhi. Prima la dolcezza, poi le lacrime.

«Ero sotto shock, Alessandro. Mi sono bloccata. Capita, no? Hai frainteso tutto.»

«Ho frainteso quando le hai spostato le dita dal bordo?»

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