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Capitolo 8: La storia continua

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Capitolo 8 di 14
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Me lo ricordavo bene. «Una ragazza seria, Alessandro. Una che sa stare al mondo.»

Sergio mi ha mostrato l’ultimo documento: i tabulati di due numeri di telefono. Nelle ore prima della sera della piscina, Beatrice e Ruggero si erano sentiti undici volte.

L’iniziale sul telefono. R.

Non ho detto niente per un lungo minuto. Poi ho preso le chiavi della macchina.

«Dove va, ingegnere?» ha chiesto Sergio.

«A trovare la mia famiglia.»

Capitolo 12: Nell’Ufficio Di Ruggero

L’ufficio di mio zio era al terzo piano di un palazzo sui lungarni. Sono entrato senza bussare, come facevo da bambino.

Lui ha alzato lo sguardo dal computer e ha sorriso. «Alessandro! Come sta tua madre?»

Ho lasciato cadere la cartellina sulla scrivania. Le foto di Beatrice e i bonifici della Colline Srl si sono sparsi sul legno lucido.

Ruggero li ha guardati a lungo. Poi ha sospirato, come chi viene disturbato per una seccatura.

«Quindi lo sai.»

«Hai pagato una donna per far passare mia madre per pazza. E poi per farla sparire.»

«Non esagerare. Non fare il melodrammatico.»

«Melodrammatico?» Mi sono avvicinato alla scrivania. «Era in acqua, zio.»

Ruggero si è appoggiato allo schienale. Per la prima volta ho visto il suo vero volto, stanco e pieno di rancore.

«Quella villa doveva essere mia. Tuo nonno me l’aveva promessa. Poi ha cambiato idea e l’ha lasciata a tuo padre. E quando tuo padre non c’è stato più, è passata a lei. Tua madre ha sempre avuto tutto, senza muovere un dito.»

In quel momento ho capito che Beatrice non era mai stata il centro della storia.

Era solo lo strumento. Il vero centro era un uomo che aspettava da trent’anni.

Sono uscito senza minacciarlo. Non ce n’era bisogno.

Capitolo 13: Dietro La Porta

C’era una cosa che mio zio non sapeva.

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