Mi ha elencato tutto. Beatrice aveva raccontato ai vicini che mia madre si perdeva in giardino. In farmacia aveva detto che Ottavia confondeva le medicine. In parrocchia aveva chiesto preghiere «per la sua memoria che se ne va». Aveva perfino accompagnato mia madre da un medico nuovo, insistendo perché le prescrivesse dei test cognitivi e descrivendo episodi che non erano mai accaduti.
Ogni volta c’era un testimone. Ogni volta c’era una frase detta al momento giusto.
«Non voleva solo la casa» ha detto Sergio. «Voleva che, qualunque cosa fosse successa a sua madre, nessuno si sarebbe fatto domande. E che, se sua madre avesse parlato, nessuno le avrebbe creduto.»
Ho chiuso gli occhi.
Beatrice non stava cercando di rubare una villa.
Stava cercando di cancellare una persona. E la stava cancellando proprio davanti a me, un sorriso alla volta.
Capitolo 9: Il Filmato Di Tre Settimane Prima
La villa ha alcune telecamere di sicurezza: due all’ingresso, una sulla terrazza della piscina, una nel corridoio del primo piano. Non le guardavo mai. Le registrazioni si salvavano su un server e restavano lì per mesi.
Sergio mi ha chiesto di aprirle insieme a lui.
La telecamera della terrazza aveva registrato tutto quello che avevo sentito: mia madre in acqua, Beatrice in piedi, il movimento della scarpa. Non c’era audio, ma non ce n’era bisogno.
Poi Sergio è tornato indietro di tre settimane.
Corridoio, ore 23:40. Beatrice esce dalla sua stanza in punta di piedi, entra in quella di mia madre e resta dentro sei minuti. In mano ha una piccola boccetta senza etichetta.
Nei giorni successivi la scena si ripeteva, sempre alla stessa ora.
Sergio aveva già fatto analizzare, con l’aiuto di un medico, le gocce che mia madre prendeva la sera. Dentro c’era un sonnifero che nessuno le aveva prescritto.


