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Capitolo 7: Quello Che Beatrice Sapeva

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Capitolo 7 di 12
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Beatrice, la sorella di Tommaso, si presentò alla nostra porta un giovedì sera sotto la pioggia. Non ci eravamo mai state simpatiche. Lei era la figlia perfetta, quella che non contraddiceva mai.

«Posso entrare cinque minuti?»

Si sedette sul bordo del divano con il cappotto ancora addosso. Non guardava me, guardava il pavimento.

«Mamma mi ha chiesto di dire che eri già nervosa quando siete arrivati. Che avevi bevuto. Che l’hai spinta tu per prima.» Deglutì. «Io non c’ero, a quella cena. Ma so che non è la prima volta.»

Ci raccontò di Nadia, la collaboratrice domestica che aveva lavorato dai Ruggeri per nove anni e se n’era andata all’improvviso, senza salutare nessuno, con un polso fasciato. Di come Adelaide avesse chiuso la faccenda con una busta e un certificato di buona condotta. E ci raccontò di sé stessa ragazzina, degli schiaffi che «in casa nostra non erano mai successi».

«Perché ce lo dici adesso?» chiese Tommaso. Aveva la voce rotta.

Beatrice finalmente alzò gli occhi.

«Perché ho una figlia di quattro anni. E ogni domenica la porto a pranzo da lei.»

Poi aggiunse una cosa che non ci aspettavamo.

«E perché papà non dorme da due settimane. Dice solo una frase: “Le telecamere”. Non so cosa voglia dire.»

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