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Capitolo 8: Il Video Che Nessuno Doveva Vedere

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Capitolo 8 di 12
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Lo scoprimmo tre giorni dopo, quando Bruno Ruggeri si presentò in questura da solo, con una chiavetta USB in tasca.

L’anno prima, dopo un furto nel cantiere di via Solferino, aveva fatto installare un impianto di sorveglianza anche in casa. Adelaide lo aveva voluto solo all’ingresso e nel garage. Bruno, senza dirlo a nessuno, aveva chiesto al tecnico di aggiungere una piccola telecamera nell’angolo della sala da pranzo, sopra la credenza. Era l’unico posto della casa in cui fosse lui a decidere qualcosa.

La notte della cena, mentre io ero in sala parto, Adelaide gli aveva ordinato di cancellare tutto. Lui aveva risposto «sì». Poi aveva copiato il file sulla chiavetta e l’aveva tenuta nel cassetto della scrivania per diciassette giorni.

La vice ispettrice Moretti mi chiamò quella sera stessa.

«Giorgia, ho visto il video. Non deve vederlo lei, se non vuole. Ma volevo che sapesse che adesso nessuno potrà più dire che è caduta.»

Non l’ho mai guardato. Tommaso sì, una volta sola, in presenza dell’avvocata Neri. Uscì dalla stanza e rimase seduto sulle scale del tribunale per un’ora.

Bruno mi scrisse una lettera a mano. Tre righe, con una calligrafia da geometra degli anni Settanta:

«Ho taciuto per quarant’anni perché era più comodo. Il mio silenzio ha un prezzo, e l’hai pagato tu. Non ti chiedo di perdonarmi. Ti chiedo solo di sapere che stavolta ho parlato.»

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