Il lago, quella sera, sembrava fatto di vetro.
Dalle terrazze di Villa Bellacosta si vedevano le luci delle imbarcazioni attraversare lentamente l’acqua scura, mentre un quartetto d’archi suonava sotto il pergolato coperto di glicini. Centoventi invitati erano arrivati per celebrare il quarantesimo anniversario della fondazione della Bellacosta, un’impresa familiare conosciuta per il restauro di dimore storiche.
Sofia Bellini, all’ottavo mese di gravidanza, osservava la festa con un sorriso stanco. Indossava un abito color perla e teneva una mano appoggiata sul ventre.
Accanto a lei, sua figlia Giulia, sei anni appena compiuti, contava le piccole luci appese agli alberi.
«Mamma, secondo te il fratellino riesce a sentire la musica?»
«Credo proprio di sì.»
«Allora gli piacerà vivere qui.»
Sofia guardò la villa.
«Non è detto che vivremo sempre qui, amore.»
Giulia aggrottò la fronte. «Perché?»
Prima che Sofia potesse rispondere, Lorenzo Bellini comparve sulla terrazza. Suo marito aveva il volto teso di chi aveva trascorso l’intera giornata a risolvere problemi che non poteva raccontare.
«Sofia, dobbiamo parlare.»
«Adesso?»
Lorenzo abbassò la voce. «Mio padre ha convocato una riunione dopo il brindisi.»
Sofia sentì una fitta di preoccupazione.
Da settimane, infatti, strani avvenimenti turbavano la famiglia. Documenti scomparsi dall’archivio, pagamenti sospesi, telefonate interrotte non appena lei entrava in una stanza.
E poi c’era Vittoria Rinaldi, la cugina di Lorenzo, diventata improvvisamente indispensabile nell’amministrazione dell’azienda.
Vittoria apparve proprio in quel momento, elegante in un abito verde scuro.
«Sofia, che piacere vederti ancora in piedi. Con il bambino così vicino, dovresti riposarti.»
Il tono era gentile. Gli occhi no.
«Sto bene, grazie.»
Vittoria sorrise. «Speriamo che questa serata non ti riservi troppe emozioni.»
Poi si allontanò.
Giulia tirò piano la mano della madre.
«Mamma, perché quella signora ha preso la chiave della stanza del nonno?»
Sofia si voltò di scatto.
«Quale chiave?»
«Quella d’argento. L’ha messa nella borsa quando pensava che nessuno guardasse.»
In fondo alla terrazza, Vittoria stava già attraversando la porta dell’ala occidentale.
E Sofia comprese che quella sera qualcuno non era venuto soltanto per festeggiare.


