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Capitolo 9: L'uomo delle lettere

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Capitolo 9 di 20
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Lorenzo fissava le buste restituite.

Gli indirizzi erano corretti. Le date corrispondevano agli anni in cui aveva studiato all’università.

«Qualcuno ha impedito che mi arrivassero.»

Adriana annuì.

«Non so chi.»

Elena fotografò le buste con il consenso della donna.

«Potremo verificare i timbri e ricostruire, almeno in parte, il percorso.»

Tornati alla villa, Lorenzo interrogò il vecchio responsabile della corrispondenza, Enrico Sala.

L’uomo era andato in pensione da cinque anni, ma ricordava perfettamente le lettere provenienti da Adriana.

«Le consegnavo alla segreteria del signor Alessandro.»

«E chi gestiva la segreteria?»

Enrico esitò.

«All’epoca era Vittoria.»

Lorenzo chiuse gli occhi.

La risposta sembrava semplice, forse troppo semplice.

Quando affrontò Vittoria, lei non negò di aver lavorato in segreteria.

«Ricevevamo centinaia di lettere», rispose.

«Queste sono state rispedite.»

«Non ricordo.»

«Due lettere della stessa persona?»

Vittoria si alzò.

«Se vuoi accusarmi, fallo davanti a un avvocato.»

Poi aggiunse qualcosa che Lorenzo non si aspettava.

«E prima di giudicarmi, chiedi a tuo padre chi ha davvero autorizzato la vendita dell’edificio di Lecco.»

Quella sera Lorenzo tornò nello studio di Alessandro.

Per la prima volta, suo padre non cercò di difendersi.

«La firma era mia», ammise.

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