La mattina seguente la festa era finita, ma Villa Bellacosta sembrava ancora piena di voci.
Sofia sedeva nella cucina privata con una tazza di latte caldo. Giulia disegnava sul tavolo, mentre Lorenzo rileggeva la fotografia trovata nella busta.
«Chi potrebbe avertela mandata?» domandò.
«Non lo so.»
«E perché proprio a te?»
Sofia lo guardò. «Forse perché qualcuno pensa che io sia l’unica persona disposta ad ascoltare.»
Lorenzo non rispose.
Negli ultimi mesi, i rapporti tra lui e il padre erano diventati difficili. Alessandro pretendeva obbedienza assoluta nelle decisioni aziendali, mentre Lorenzo desiderava una gestione più trasparente.
Un leggero bussare interruppe la conversazione.
Era Teresa, la governante della villa da quasi trent’anni.
«Signora Sofia, posso parlarle?»
Lorenzo si alzò per rispondere a una telefonata.
Teresa attese che fosse uscito.
«Quella serra non era soltanto un giardino.»
Sofia posò la tazza.
«Cosa intende?»
«La signora Bianca, la madre di suo marito, conservava lì i documenti delle proprietà che aveva ereditato.»
«Ma Bianca è morta quindici anni fa.»
Teresa annuì.
«Prima di morire aveva scoperto qualcosa che non voleva lasciare nelle mani del marito.»
Sofia sentì il cuore accelerare.
«Che cosa?»
Teresa guardò verso la porta.
«Un nome. Un nome che qualcuno ha cancellato da tutti i registri della famiglia.»
Poi infilò nella mano di Sofia un vecchio foglio piegato.
Era la copia di un atto notarile.
Una delle firme era stata coperta da un tratto d’inchiostro nero.
Ma sotto quella cancellatura si intravedeva ancora una parola.
Moretti.


