Ma questa volta, quando Marta attraversò il salone, non portava un vassoio.
Indossava un abito blu notte, semplice ed elegante, che le aveva prestato Bianca.
La signora Adelaide sedeva in prima fila, al centro della sala, e la guardava con un orgoglio che non cercava di nascondere.
Bianca stava accanto a lei e rideva con alcuni vecchi amici ritrovati.
Filippo aspettava ai piedi della grande scalinata.
Quando Marta arrivò, le tese la mano.
«Mi concedi questo ballo?»
Marta sollevò un sopracciglio.
«Credevo che odiassi ballare.»
«Lo odio infatti.»
«E allora?»
Filippo sorrise, e fu un sorriso vero.
«Ma stasera ci sei tu.»
Il quartetto attaccò un valzer lento.
Ballarono al centro del salone, esattamente nel punto dove un anno prima un calice era andato in frantumi.
E per qualche minuto tutto il resto svanì: Ginevra, lo scandalo, il video, la sorella scomparsa.
Restava solo la musica.
Capitolo 19 – La Scatola Di Velluto
Più tardi quella sera Marta uscì sulla terrazza.
Sotto di lei Torino brillava, con il fiume come un nastro scuro e le luci della città sparse fino alle montagne.
Dopo qualche minuto Filippo la raggiunse.
Rimasero un po’ in silenzio, appoggiati alla balaustra di pietra.
«Ti devo delle scuse» disse lui.
«Per cosa?»
«Per averti lasciata entrare nella mia famiglia senza avvertirti di quanto potesse essere pericolosa.»
Marta scosse la testa.
«Non mi hai lasciata entrare. Ci sono entrata da sola. La sera in cui ho deciso di non stare zitta.»
Filippo sorrise.
Poi Marta notò qualcosa su un tavolino in un angolo della terrazza, vicino a un vaso di gelsomini.
Una piccola scatola di velluto blu.
«È tua?»
Filippo aggrottò la fronte.
«No.»
La aprirono insieme.
Dentro non c’era un gioiello. C’era una fotografia.


