«Chi può avere una foto così?»
«Qualcuno che era in questa casa vent’anni fa.»
Filippo non credeva alle coincidenze.
Se qualcuno aveva deciso di far arrivare quella foto proprio a Marta, proprio il giorno dopo il ballo, c’era un motivo.
La portò in biblioteca. Si fermò davanti alla vecchia libreria di noce, quella che nessuno spostava da decenni.
«Da bambina Bianca diceva che questa casa aveva dei nascondigli» spiegò. «Io pensavo fossero favole.»
Tolse una fila di volumi rilegati in pelle e bussò sul fondo. Il suono era vuoto.
Premette sul bordo del legno. Con uno scatto secco un pannello si aprì.
Dentro c’era una cassetta di metallo, coperta di polvere.
Il lucchetto era rotto.
Marta si chinò a guardare meglio.
«Questo non è rotto da vent’anni» disse. «I segni sono freschi.»
Filippo annuì lentamente.
Qualcuno era già stato lì prima di loro.
Aprì il coperchio. Sopra a tutto c’era un biglietto scritto a mano, con l’inchiostro ormai sbiadito.
Filippo lo lesse ad alta voce, e la voce gli si spezzò sull’ultima parola.
«Bianca Ardenghi non è fuggita.»
Capitolo 11 – Un Cognome Nei Documenti
Nella cassetta c’erano vecchie fotografie, estratti bancari e la copia ingiallita di una denuncia di scomparsa.
Marta e Filippo stesero tutto sul grande tavolo della biblioteca.
Più leggevano, più un nome tornava, pagina dopo pagina.
Ruggero Castaldi.
Marta alzò gli occhi.
«Castaldi? Il padre di Ginevra?»
Filippo annuì, la mascella tesa.
«Vent’anni fa lui e mio padre, Corrado Ardenghi, stavano chiudendo un grande affare immobiliare. Terreni lungo il fiume, fuori città. Un progetto enorme.»
«E Bianca?»


