IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 2: Il disegno che non avevo capito — Parte 2

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Capitolo 2 di 13
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Nina era per terra in soggiorno, tra il divano e il tappeto, e stava incastrando i mattoncini uno sull’altro senza guardarli davvero.

«Amore, il caffè.» Ilaria mi mise la tazzina davanti, dalla parte del manico, come faceva sempre.

«Grazie.»

Mi accorsi di una cosa piccolissima: non si sedette. Ilaria si sedeva sempre. Prendeva la sua tazzina, la posava a due centimetri dalla mia, si sedeva di traverso sulla sedia con un ginocchio tirato su e mi rubava metà brioche. Quel mattino restò in piedi vicino al lavello, con le mani appoggiate al bordo di acciaio, e mi guardava.

Alzai la tazzina.

Il caffè era caldo, denso, buono di odore. Lo avvicinai alla bocca e il bordo di ceramica mi toccò il labbro.

«Papà, non bere.»

La voce di Nina arrivò da dietro, sottile e ferma, e mi fermò come una mano sul petto.

Mi girai. Era in piedi in mezzo al soggiorno, i pugni chiusi lungo i fianchi, le calze antiscivolo con i gattini, gli occhi spalancati.

«Che c’è, tesoro?»

«Non bere quello.» Alzò il braccio e puntò il dito verso la cucina. Verso sua madre. «Ha messo la polvere dentro.»

Nella stanza cadde un silenzio così pieno che sentii il frigorifero partire.

Posai la tazzina sul piattino. Il rumore fu ridicolo, minuscolo, e sembrò enorme.

«Nina, cosa stai dicendo?»

«L’ho vista.» Le tremava il mento ma non si spostò di un centimetro. «Ha preso la bottiglietta e l’ha messa dentro il tuo caffè. Dallo a lei, papà. Falla bere prima lei.»

Ilaria rise. Fu una risata sbagliata, troppo alta, che finì prima di arrivare in fondo. Lasciò cadere lo strofinaccio sul marmo.

«Ma senti questa» disse. «Da quando guarda quei cartoni con la strega ha la fantasia in fiamme. Davide, per favore.»

Guardai dentro la tazzina.

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