IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 7: La polizza — Parte 2

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Capitolo 7 di 13
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Sentii, in un modo quasi lucido, la fine di qualcosa. Non l’amore: quello era già morto da qualche parte tra il vaso blu e il tappo bagnato. Fu la fine dell’idea che le persone che ami non possano fare i conti su di te. Che la tua vita, in un foglio Excel dentro la testa di qualcun altro, possa avere una casella con un numero dentro.

«Volevi che tua figlia crescesse senza padre» dissi, «per ottocentomila euro.»

«Non è così—»

«È esattamente così.»

Composi il numero.

Ilaria si tirò su da terra con una velocità che non credevo avesse, e mi colpì la mano. Il telefono volò via, sbatté contro il battiscopa e finì sotto la panca delle scarpe.

«Non posso andare in carcere, Davide. Non posso. Guardami. Non posso.»

Andò verso la porta d’ingresso e afferrò le chiavi dell’auto dalla ciotola.

Le arrivai davanti prima che aprisse. Girai la chiave nella toppa e me la infilai in tasca.

«Non esci da questa casa.»

«Fammi uscire.» Adesso urlava. «Fammi uscire o dico a tutti che mi hai messo le mani addosso. Ho l’ematoma sul braccio, l’ho preso adesso, e lo faccio vedere a chiunque—»

«Diglielo» risposi. «Diglielo al giudice.»

Presi il cordless dalla base in corridoio, quello che tenevamo per quando saltava la linea del cellulare, e feci il 112 con le mani ferme.

«Pronto. Sono Davide Ferraro, via delle Betulle undici, Sant’Ambrogio. Mia moglie ha messo un prodotto chimico nel mio caffè. Ho la bottiglietta. C’è una bambina in casa. Fate presto.»

Ilaria scivolò lungo la porta d’ingresso fino a sedersi sullo zerbino, e smise di gridare.

Fuori, lontano, oltre le case, cominciò a sentirsi una sirena.

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