Costanza arrivò nello studio del mio avvocato la mattina dopo, in perle.
Per poco non risi vedendole.
Il suo mondo stava crollando, e lei aveva comunque trovato il tempo di scegliere i gioielli.
Quella era Costanza.
L’apparenza prima della realtà.
Sempre.
Si rifiutò di sedersi finché Giorgia non le disse che altrimenti l’incontro sarebbe finito lì.
Allora si accomodò davanti a me.
«Parlerò con Valentina da sola.»
«No.»
«È una questione di famiglia.»
«Ha smesso di esserlo quando ha accettato denaro dalla rete di Vittorio Lanfranchi.»
Il viso le cambiò.
Appena.
Ma abbastanza.
«Non ho idea di cosa parli.»
Giorgia le fece scivolare davanti la ricevuta del bonifico.
Costanza non la toccò.
«Duecentocinquantamila euro.»
Costanza mi guardò.
«Edoardo mi aveva detto che eri instabile.»
Quasi sorrisi.
«Questa è la sua spiegazione?»
«Diceva che nascondevi dei beni.»
«Proteggevo beni che possedevo prima di conoscerlo.»
«Hai umiliato mio figlio.»
Il mio battito rimase regolare.
«Suo figlio ha alzato le mani su di me. Due volte.»
«Lo hai provocato.»
Mio padre, seduto accanto a Giorgia, si sporse in avanti.
Alzai una mano.
Si fermò.
Volevo sentire tutto quello che Costanza era disposta a dire.
Continuò.
«Non hai mai rispettato la famiglia Ventimiglia.»
«Ho pagato il suo mutuo quando Edoardo saltava le rate.»
La bocca le si chiuse.
«Non lo sapeva?»
Mi sporsi in avanti.
«La villa è stata sostenuta finanziariamente da Meridiana per tre anni.»
Costanza mi fissò.
«L’assicurazione sulle opere d’arte.»
Silenzio.
«Meridiana.»
«La fondazione di famiglia, quando le donazioni sono crollate.»
Silenzio.
«Io.»
L’espressione iniziò a incrinarsi.
«Stai mentendo.»
«Ho pagato quattro milioni e duecentomila euro di obbligazioni della famiglia Ventimiglia in quattro anni.»
Costanza si voltò verso l’avvocato di Edoardo, come se lui potesse smentire al posto suo.
Rimase in silenzio.
Continuai.
«Il cuoco di cui si vantava.»
Pausa.


