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Capitolo 19: Il Fascicolo Di Mia Madre — Parte 1

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Capitolo 19 di 42
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Mia madre si chiamava Isabella Ferraro.

Per il pubblico era stata una filantropa.

Elegante.

Riservata.

Quasi invisibile.

Per chi la conosceva professionalmente, era stata qualcos’altro.

Brillante.

Mio padre aprì un archivio chiuso a chiave nel suo ufficio privato.

Non lo avevo mai visto aprirlo.

Ne estrasse un fascicolo grigio.

ISABELLA F.

Lo posò davanti a me.

«Tua madre ha creato la struttura originale di Meridiana.»

Lo fissai.

«Mi avevi detto che l’avevi creata tu.»

«Ti ho detto che l’aveva creata la nostra famiglia.»

«Non è la stessa cosa.»

«No.»

La voce era bassa.

«Non lo è.»

Dentro c’erano memorandum d’investimento che risalivano a quasi vent’anni prima.

Una società ricorreva di continuo.

Gruppo Industriale Ventimiglia.

L’azienda del padre di Edoardo.

Mio padre si sedette di fronte a me.

«Tua madre conobbe Corrado Ventimiglia durante la recessione.»

«Il padre di Edoardo?»

«Sì.»

«La sua azienda stava fallendo?»

«Malissimo.»

Quasi risi della simmetria.

Padre e figlio.

Entrambi salvati da una donna della famiglia Ferraro.

«Isabella lo finanziò.»

«Quanto?»

«All’inizio dodici milioni.»

«E poi?»

«Più di quaranta.»

Fissai i documenti.

«Quel denaro ha costruito Ventimiglia Holding.»

«In buona parte.»

«Edoardo lo sapeva?»

«Corrado sì.»

«E Costanza?»

L’espressione di mio padre suggeriva che ne dubitasse.

Poi trovai una lettera.

Scritta a mano.

Da Corrado Ventimiglia a mia madre.

Isabella,
se dovesse succedermi qualcosa prima che il debito sia estinto, non affidare la ristrutturazione ad Arturo.
Per lui la proprietà è solo un’altra forma di leva.
Costanza non capisce la finanza e Edoardo è troppo giovane.
Proteggi l’azienda da Belmonte.

La lessi due volte.

«Quando è morto Corrado?»

«Nove anni fa.»

Ufficialmente, un infarto.

Mio padre dovette vedermelo in faccia.

«No.»

Scosse la testa.

«Non abbiamo mai avuto elementi per pensare ad altro.»

«Ma Arturo è rimasto.»

«Edoardo lo ha tenuto.»

«Perché non me l’hai detto?»

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