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Capitolo 22: Il Ritorno Di Edoardo — Parte 2

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Capitolo 22 di 42
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Edoardo,
se stai leggendo questa lettera, sei in guai che non sono riuscito a evitarti.
Non scambiare la lealtà di Arturo per amicizia.
Lui rispetta il controllo, non le persone.
E se mai ti dicesse che i Ferraro sono tuoi nemici, ricorda che Isabella Ferraro ha salvato questa azienda quando nessun altro voleva farlo.

Edoardo si sedette.

«Ho passato anni a credere che tutto ciò che avevo venisse da mio padre.»

Lo guardai.

«Veniva davvero da lui.»

«No.»

La voce gli si incrinò appena.

«Lui ha costruito qualcosa.»

Deglutì.

«Ma è la tua famiglia che l’ha tenuto in vita.»

Era la cosa più vicina a un’ammissione che Edoardo avesse mai detto.

Avrei voluto che contasse.

Una volta sarebbe bastato.

Adesso no.

«Arturo sapeva di Ilaria?»

«Credo di sì.»

«E tu?»

Capì cosa stavo chiedendo.

«La collana?»

«Sì.»

«No.»

«Sapevi che tua madre aveva frugato nel mio studio?»

«Sì.»

La risposta fece più male di quanto mi aspettassi.

«Perché?»

«Mi aveva detto che nascondevi dei beni.»

«E le hai creduto?»

«Volevo crederle.»

Ecco.

Non ignoranza.

Scelta.

Edoardo abbassò lo sguardo.

«Ero già arrabbiato perché non avevi mai avuto bisogno di me.»

La mia voce si fece fredda.

«Quindi mi hai punita per essere indipendente.»

«Credo di averti punita perché mi facevi sentire piccolo.»

Quasi risi.

«Hai alzato le mani su di me perché ti sentivi piccolo.»

«Lo so.»

«No.»

Feci un passo avanti.

«Non hai il diritto di farlo suonare come una riflessione profonda.»

Mi guardò.

«L’hai fatto perché credevi di poterlo fare.»

Abbassò gli occhi.

«E mi hai ordinato di inginocchiarmi perché ti serviva che tutti in quella stanza mi vedessero sotto di te.»

Edoardo non disse nulla.

Indicai la porta.

«Puoi aiutare a smascherare Arturo.»

Il viso gli si sollevò.

«Ma non userai mai quell’aiuto per comprarti il perdono.»

«Ho capito.»

Non gli credetti.

Non ancora.

Forse non ci credeva nemmeno lui.

Arrivato alla porta, si fermò.

«Valentina.»

Aspettai.

«Mi dispiace.»

Lo guardai a lungo.

Poi risposi.

«Anche a me.»

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