«Soldi miei.»
«L’autista.»
Pausa.
«Soldi miei.»
«La serata di beneficenza in cui ha detto a trecento invitati che mi mancava la classe.»
Le guance le si arrossarono.
«Soldi miei.»
Mi appoggiai allo schienale.
«Non mi ha mai regalato uno stile di vita, Costanza.»
La guardai dritta negli occhi.
«Ho finanziato il suo.»
Per la prima volta, la donna che mi aveva insultata per quattro anni non aveva niente da dire.
Giorgia aprì i fotogrammi della videosorveglianza.
«Perché ha aiutato Ilaria a prendere la collana?»
Le labbra di Costanza si strinsero.
«Non è vero.»
Il video partì.
Eccola.
Chiara come il giorno.
Prendeva la collana da Ilaria.
La nascondeva nella scrivania di Edoardo.
Costanza fissò lo schermo.
Il viso le si sbiancò.
Poi accadde una cosa sorprendente.
Sembrò spaventata.
Non in imbarazzo.
Spaventata.
«Mi aveva detto che ti avrebbe solo messa in difficoltà.»
«Chi?»
«Ilaria.»
«Perché la società di Vittorio Lanfranchi l’ha pagata?»
Costanza abbassò lo sguardo.
«Diceva di volere delle presentazioni.»
«A chi?»
«Consiglieri.»
«Quanti?»
Nessuna risposta.
«Quanti, Costanza?»
«Tre.»
Mi si strinse lo stomaco.
Tre consiglieri Ventimiglia potenzialmente compromessi.
«Nomi.»
«Non posso.»
Mio padre parlò per la prima volta.
«Può.»
Costanza si voltò verso di lui.
Ormai sapeva chi era.
Lo sapevano tutti.
I giornali avevano già collegato Meridiana a Ferraro Capital.
La voce le si indebolì.
«Distruggeranno Edoardo.»
Risposi io.
«Edoardo l’ha già fatto da solo.»
Mi guardò.
Poi guardò la porta chiusa.
Infine sussurrò tre nomi.
Due me li aspettavo.
Il terzo fece fermare la penna di Giorgia.
Arturo Belmonte.
Il consigliere che aveva sostenuto la mia mozione.
L’uomo che sapeva esattamente perché ero lì.
Fissai Costanza.
«Arturo lavora per Vittorio?»
Scosse la testa.
«No.»
«E allora cosa?»
Costanza sembrava sinceramente terrorizzata.
«Arturo non lavora per Vittorio.»


