Feci uscire tutti dalla sala riunioni.
Rimase solo Edoardo.
Posai la fotografia davanti a lui.
La fissò.
Poi chiuse gli occhi.
«Conoscevi Vittorio.»
«Sì.»
Il cuore mi si fermò.
«Da quanto?»
«Un anno.»
«E Ilaria?»
«L’ho conosciuta quella sera.»
Ogni scusa che mi aveva dato diventò improvvisamente contaminata.
«Mi avevi detto che l’avevi conosciuta a una serata di beneficenza.»
«Pubblicamente sì.»
«Ma non davvero.»
«No.»
Mi alzai.
«Di cosa parlava quell’incontro?»
Edoardo sembrò di nuovo invecchiato.
Ma non mi importava più di cosa gli facesse il senso di colpa.
«Vittorio mi propose di comprare una parte dell’azienda.»
«Questo me l’avevi detto.»
«Non ti ho detto che sosteneva che Meridiana fosse controllata dalla tua famiglia.»
Eccolo.
Il pezzo mancante.
«Lo sapevi.»
«Lo sospettavo.»
«Hai frugato nel mio studio perché te l’aveva detto Vittorio.»
«Sì.»
«Costanza mi ha accusata perché tu stavi già cercando prove.»
«Non sapevo della collana.»
«Ma sapevi che mi stavano indagando.»
«Sì.»
Risi.
Un suono vuoto.
«Quindi mentre io salvavo in silenzio la tua azienda, tu in silenzio indagavi su di me.»
«Pensavo che volessi prendere il controllo.»
«Ero tua moglie.»
«Eri anche una donna che nascondeva miliardi.»
«Perché erano miei.»
Si alzò.
«Adesso lo so.»
«No.»
Feci un passo indietro.
«Lo sai perché hai perso l’accesso a quei soldi.»
Sussultò.
Bene.
«Non ho mai voluto farti del male.»
«Ti sei incontrato con l’uomo che voleva smontare la mia struttura finanziaria.»
«Volevo delle risposte.»
«Potevi chiederle a me.»
«Non me l’avresti detto.»
«Non me l’hai mai chiesto.»
Quello lo zittì.
Edoardo aveva cercato.
Aveva sottratto documenti.
Aveva ascoltato Arturo.
Aveva ascoltato Vittorio.
Aveva ascoltato Costanza.
Aveva ascoltato tutti tranne sua moglie.
«Hai dato qualcosa a Vittorio?»
«No.»
«Edoardo.»
Mi guardò.
«Gli ho dato la copia di un term sheet Meridiana.»
Mi si rivoltò lo stomaco.


