Il notaio Mattioli aveva sessant’anni, gli occhiali sulla fronte e una scrivania piena di fascicoli in ordine perfetto.
Guardò la visura per due minuti buoni senza parlare.
«Allora. La proprietà è intestata per intero alla signora Teresa Bonelli dal 1978. Non c’è nessun atto di donazione, nessuna vendita, nessuna cointestazione.»
«Quindi mia moglie non poteva venderla.»
«Sua moglie non poteva vendere niente. La procura che lei le ha lasciato riguarda i suoi beni, non quelli di sua madre. Un notaio serio, al rogito, se ne sarebbe accorto in trenta secondi.»
«E l’annuncio online?»
«Un annuncio non è un contratto. Ma è comunque un’attività promozionale su un immobile altrui.» Mattioli si tolse gli occhiali. «Signora Bonelli, lei ha subito anche altro?»
Teresa guardò le proprie mani.
«Sì» disse Lorenzo.
Quel pomeriggio fecero tre cose.
Revocarono la procura generale, con notifica formale.
Fecero rimuovere l’annuncio, allegando la visura.
E depositarono una copia della registrazione, insieme a una relazione firmata dalla dottoressa Chiodi del pronto soccorso di Casale, dove Teresa era stata portata a metà ottobre per «lipotimia in soggetto anziano — riferito ambiente domestico conflittuale» e dove, alla domanda su chi chiamare, aveva risposto: nessuno.
Lorenzo lesse quella riga tre volte.
«Ottobre» disse. «A ottobre ti ho chiesto se andava tutto bene e mi hai detto di sì.»
«Eri in mezzo all’Atlantico.»
«Mamma, io torno sempre. Il mare finisce sempre.»
Teresa allungò una mano e gli sistemò il colletto, come faceva quando lui aveva sei anni.
«Adesso lo so.»


