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Capitolo 16: Il bottone — Parte 2

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Capitolo 16 di 18
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Epilogo — Marzo

A marzo il glicine della Cascina Sant’Anna butta sempre prima delle altre case del bricco: è esposto a sud e prende sole anche a febbraio.

Teresa cuce con la finestra aperta.

Nina arriva alle quattro e mezza, lascia lo zaino sul gradino e si arrampica sulla sedia impagliata, quella che adesso sta di fianco alla macchina da cucire e non si sposta più.

«Nonna, il ditale.»

«È al collo.»

«Me lo presti?»

Teresa se lo sfila e glielo mette nel palmo.

È grande tre volte il suo dito. Nina lo tiene lo stesso, con il pollice dentro, seria come una che lavora.

Poi prende l’ago e il filo nero, li avvicina alla luce della finestra, e chiude un occhio.

«Nonna» dice. «Insegnami a infilare l’ago.»

Punti chiave

  • La violenza domestica sugli anziani comincia quasi sempre da cose piccole: una sedia spostata, un orario cambiato, una stanza che diventa «di qualcun altro».
  • Chi la subisce spesso tace per proteggere qualcuno — nel caso di Teresa, un figlio lontano che «non poteva fare niente».
  • Una procura generale dà poteri ampi ma solo sui beni di chi la firma: non permette di disporre della casa di un terzo.
  • Un immobile intestato a una persona non diventa «di famiglia» perché ci vive una famiglia.
  • I bambini sono i testimoni più affidabili: raccontano quello che vedono senza filtrarlo.
  • I documenti valgono più delle parole: una visura, un referto, una registrazione.
  • Perdonare e proteggersi non sono la stessa cosa. Teresa sceglie di non denunciare, ma la procura viene revocata lo stesso.
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