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Capitolo 15: Il bottone — Parte 1

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Capitolo 15 di 18
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«Mamma, mi manca un bottone.»

Lorenzo era in piedi sulla porta della stanza, con la giacca della divisa in mano, il secondo bottone del petto tra due dita.

Teresa alzò gli occhi dalla macchina da cucire.

La stanza era di nuovo sua: le pareti ancora beige, ma i cartamodelli riappesi con le mollette, le tre cassettiere al loro posto, il tavolo di legno del nonno tornato su dal garage e messo sotto la finestra.

Le tende erano quelle grigie, lavate e stirate.

«Dammi qua.»

Lui glielo diede.

Teresa infilò il ditale, tagliò il filo con i denti, lo passò nella cruna al primo colpo — a settantaquattro anni, alla prima — e cominciò.

«Sei sicura di stare qui?» chiese Lorenzo. «Se vuoi vendiamo e prendiamo qualcosa in paese, senza scale.»

«E il glicine?»

«Il glicine è un glicine, mamma.»

«L’ha piantato tuo padre nel ’63 e non ha attecchito per due anni.» Teresa girò il bottone, controllò l’allineamento. «Io da qui non mi muovo. Ci sono entrata che avevo il velo in testa ed esco che mi portano.»

Lorenzo si sedette sul bracciolo della poltrona di Guido, risalita anche lei dalla cantina.

«A giugno riparto.»

«Lo so.»

«Ines viene tutti i martedì. E Fabio ha messo il campanello nuovo, quello che chiama anche il suo telefono.»

«Lo so.»

«E se qualcosa non va—»

«Lorenzo.» Teresa morse il filo. «Guardami.»

Lui la guardò.

«La prossima volta che mi chiedi se va tutto bene, io ti rispondo la verità. Anche se sei in mezzo al mare. Anche se non puoi fare niente.»

«Promesso?»

«Promesso.»

Gli restituì la giacca.

Il bottone era a posto, allineato con gli altri. Non si vedeva la differenza.

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