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Capitolo 12: Maschere cadute

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Capitolo 12 di 20
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Il silenzio che seguì fu talmente fitto che si poteva udire lo scoppiettio della legna nel camino. Il viso di Carlotta perse ogni traccia di colore, diventando di una tonalità cadaverica.

«Di… di che registrazione parli?» balbettò Carlotta, cercando con lo sguardo l’approvazione della madre.

«Quella che vostro padre ha lasciato prima di morire nella cantina», intervenni io, tenendo una mano protettiva sul mio ventre. «La cassetta in cui racconta di come gli avete sottratto i farmaci per il cuore dopo che aveva scoperto i vostri furti. E abbiamo il filmato della telecamera di casa nostra, Carlotta. Ti si vede chiaramente mentre mi spingi a due mani e poi raccogli la chiave della cassaforte, lasciando a terra il gemello di papà per inscenare una provocazione.»

Nadia scattò in piedi, rovesciando il tavolino di cristallo con le bottiglie. La sua compostezza aristocratica svanì in un istante, lasciando spazio a un’isteria pura e incontrollata.

«Sei stata tu!» urlò Nadia, puntando un dito tremante contro la figlia. «Ti avevo detto di non toccarla! Ti avevo detto di prendere solo i documenti del conto maltese prima che Marco li vedesse! Sei una sciagurata, hai rovinato tutto!»

«Io ho rovinato tutto?!» gridò Carlotta in risposta, affrontando la madre a viso aperto. «Sei stata tu a dirmi che quella donna doveva perdere il bambino per non avere più pretese sull’eredità! Sei stata tu a chiudere a chiave la porta della cantina quella notte lasciando papà da solo a soffocare!»

Attraverso il trasmettitore, ogni singola sillaba veniva registrata dai militari all’esterno.

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