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Capitolo 13: Il cerchio si chiude

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Capitolo 13 di 20
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Il suono improvviso delle sirene ruppe la quiete della collina. I fari blu delle auto delle forze dell’ordine illuminarono le grandi vetrate della villa, spezzando l’oscurità del giardino.

Carlotta si voltò di scatto verso la porta posteriore per tentare la fuga verso il bosco circostante, ma due sottufficiali fecero irruzione dalla cucina bloccandole il passaggio. Nadia rimase pietrificata al centro della stanza, gli occhi spalancati mentre il maresciallo leggeva i mandati di arresto per tentato omicidio pluriaggravato, favoreggiamento e concorso morale.

«Marco… sono tua madre… non puoi farmi questo…» supplicò con un filo di voce roca, mentre i carabinieri le facevano scattare i fermi ai polsi.

Mio marito la guardò dritto negli occhi per l’ultima volta. Non c’era odio nel suo sguardo, solo un vuoto abissale, il sollievo amaro di chi ha reciso definitivamente un legame tossico durato troppo a lungo.

«La mia famiglia è quella che avete cercato di distruggere su quella scala», disse Marco con voce ferma. «Tu per me non esisti più.»

Mentre venivano portate via nella notte a bordo delle gazzelle, sentii Leo muoversi con forza dentro di me. Ma la giustizia degli uomini aveva appena iniziato a muovere i suoi ingranaggi burocratici.

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