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Capitolo 14: L'interrogatorio di garanzia

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Capitolo 14 di 20
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Ventiquattr’ore dopo l’arresto, nel carcere fiorentino di Sollicciano, si svolse l’interrogatorio di convalida davanti al Giudice per le Indagini Preliminari.

Carlotta scelse la linea dell’attacco disperato. Assistita da un difensore d’ufficio nominato in fretta, tentò di ritrattare le dichiarazioni registrate alla villa, sostenendo che fossero state estorte sotto minaccia psicologica e che la spinta sulla scala era stata causata da un improvviso capogiro dovuto a un calo di pressione.

«La signora Clara si è mossa all’improvviso verso di me, io ho alzato le mani solo per proteggermi e lei ha perso l’aderenza sulle pantofole», dichiarò Carlotta a verbale.

Tuttavia, il Pubblico Ministero posò sul tavolo del magistrato l’analisi telemetrica del video ad alta risoluzione: i sensori mostravano che il baricentro di Carlotta si era spostato in avanti con uno slancio deliberato di quasi trenta centimetri, escludendo qualunque movimento difensivo.

Nadia, invece, crollò emotivamente nella cella di sicurezza: isolata dal lusso e dal potere che credeva eterno, iniziò a scaricare ogni responsabilità finanziaria sulla figlia, ammettendo che i conti societari erano stati svuotati per pagare debiti contratti con mediatori clandestini legati a un giro di scommesse clandestine di Livorno. Il giudice dispose la custodia cautelare in carcere per entrambe senza concessione dei domiciliari.

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