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Capitolo 8: Nella cripta dei segreti

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Capitolo 8 di 20
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Quella sera stessa, muniti di una copia di riserva della chiave e accompagnati dal nostro avvocato, salimmo le colline verso la tenuta di famiglia a Fiesole. La grande casa in pietra serena era immersa nell’oscurità; Nadia e Carlotta avevano trovato rifugio in un hotel in centro città per sottrarsi alle notifiche giudiziarie.

L’aria all’interno della villa era stantia, intrisa dell’odore di polvere e decadenza. Scendemmo nella cantina sotterranea, superando le botti vuote fino alla pesante porta tagliafuoco che nascondeva il vano blindato.

Mentre Marco inseriva la chiave nella toppa arrugginita, un dettaglio sul pavimento attirò la mia attenzione: c’erano graffi recenti sull’intonaco della parete, vicino a un mobile bar dismesso, come se qualcuno avesse cercato di spostarlo in fretta di recente.

La serratura scattò con un gemito metallico. L’armadio si aprì. All’interno, oltre ai registri polverosi, c’era una scatola di sicurezza in metallo verde. Marco forzò la chiusura con una leva d’acciaio.

Dentro non c’era solo la bozza del testamento olografo firmata dal padre. C’era anche un vecchio registratore a nastro portatile con una cassetta inserita e un’etichetta scritta a mano con grafia tremula: «Per Marco. Se non dovessi svegliarmi domani.»

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