IL TUO MOMENTO DI LETTURA

Capitolo 1: La Voce Che Tremava Al Telefono — Parte 1

← «Papà, vienimi a prendere»: la telefonata di Pasqua che ha fatto crollare un impero
Capitolo 1 di 17
Indice ☷

La mattina di Pasqua, la mia casa era silenziosa. Troppo silenziosa.

Stavo lavando l’ultima tazza della colazione nella piccola cucina di via dei Tigli. Il caffè si raffreddava sul tavolo. Le campane del paese avevano smesso di suonare da un pezzo. Da quando Anna, mia moglie, se n’era andata, le feste erano diventate giornate come le altre: lunghe, lente e vuote.

Poi il telefono ha vibrato. Sullo schermo c’era scritto «Bea».

Ho risposto sorridendo. Il sorriso è durato meno di un secondo.

«Papà…» La voce di mia figlia era un filo sottile. «Vienimi a prendere. Ti prego. L’ha fatto di nuovo.»

Ho sentito un respiro spezzato, poi un rumore sordo, come di un telefono caduto sul pavimento. In sottofondo suonava un pianoforte e ridevano dei bambini. Una festa perfetta. E dentro quella festa, mia figlia che chiedeva aiuto sottovoce.

Beatrice mi aveva sempre chiamato nei momenti difficili: la gomma bucata a diciannove anni, il primo esame andato male all’università, la notte in cui Leonardo Castaldi le aveva chiesto di sposarlo. Quella notte mi aveva detto di essere felice, ma la sua risata era arrivata con mezzo secondo di ritardo.

Per due anni quel mezzo secondo mi aveva tormentato. Eppure avevo stretto la mano a Leonardo e avevo dato la mia benedizione. Avevo ignorato l’istinto.

Venti minuti dopo, il mio vecchio fuoristrada si è fermato davanti al cancello di Villa Castaldi, sulle rive del lago, a San Lorenzo del Lago. Era una villa costruita apposta per far sentire piccoli gli uomini normali.

Sul prato c’erano gazebo bianchi, ospiti vestiti con colori pastello, cesti di uova dipinte e una musica leggera che usciva da altoparlanti nascosti tra le siepi. Tutto era costoso, tutto era perfetto, e tutto era falso.

Canale WhatsApp