«Voleva farla rinchiudere» ho detto con una voce che non era la mia. «Per tenersi i soldi e la faccia pulita.»
«E ci sarebbe riuscito» ha risposto Ruggiero. «Se lei non fosse arrivato. Se quel telefono non avesse registrato.»
Sono tornato in ospedale con le gambe pesanti. Beatrice era seduta sul letto e mangiava un budino. Aveva un po’ di colore in viso.
Avrei potuto mentirle e proteggerla. Ma le avevano già mentito abbastanza.
Le ho raccontato tutto.
Non ha pianto. È rimasta immobile mentre la sua mano diventava sempre più fredda nella mia. Alla fine ha parlato, con una voce piatta.
«Quindi per lui non ero niente. Solo un soprammobile.»
«Per me sei tutto» le ho detto.
Poi ho visto qualcosa cambiarle negli occhi. Sotto la paura e sotto la vergogna stava nascendo la rabbia, una rabbia giusta e pulita.
«Mi ha rubato due anni» ha detto raddrizzando la schiena. «Ma non mi ha spezzata. Testimonierò. Racconterò tutto. Non ho più paura.»


